Leggendo il numero 1 di quest'anno della rivista "I Gigli di Sant'Antonio" edita dai Frati Minori di Lonigo, mi sono gustato anche l'articolo che ora sto per condividere con voi per gentile concessione di Frate Mariano. A me è parso bello e interessante; è stato scritto da Frate Lorenzo al quale, unitamente a Frate Mariano, va il mio grazie per averci donato questa "perla".
Ecco l'articolo:
"Io accolgo te" ogni giorno della vita.
Il momento più impegnativo della formula del consenso matrimoniale è senz'altro quando i due sposi si dichiarano di amarsi per tutti i giorni della vita. La prospettiva di una unione che duri per sempre può a volte spaventare i giovani sposi, perché dà loro l'impressione di un impegno troppo oneroso che li vincola ad un futuro ignoto e imprevedibile. Ad uno sguardo immediato, globale e complessivo, il "per sempre" può impaurire; ci si sente inadeguati e mai pronti ad una promessa cosi a lungo termine; si ha come l'impressione di un carico troppo pesante da sopportare, sotto il quale prima o poi si cederà. Eppure è nella natura dell'amore vero e autentico impegnarsi in una relazione che duri per la vita: il dono di se stessi, della propria vita, all'altro non può che essere totale e definitivo, altrimenti si ha la percezione di una relazione non vera nella quale ci si sente usati e poi gettati via perché non più utili. Un rapporto che fin dall'inizio si sa essere temporaneo, a "tempo determinato", va ad inquinare l'amore stesso che si trasforma in pura auto gratificazione e autocompiacimento personale. Chi ama la propria moglie o il proprio marito "a scadenza" non lo ama proprio, ma lo "adopera" per la propria autorealizzazione, per sentirsi gratificato e quando l'altro non mi soddisfa più, lo scarico come un oggetto consumato.
Da queste riflessioni si comprende molto bene che il rapporto con il tempo è di fondamentale importanza per la relazione matrimoniale. Del resto, parlare di tempo, significa parlare di noi e della nostra vita, poiché noi siamo tempo! Ma qual è la maniera giusta di "stare" nel tempo? Di vivere il tempo? Nel vangelo di Matteo, il Signore Gesù ci dà una indicazione importante: "Non preoccupatevi del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena" (Mt 6,34). Questa è la strada indicata per poter vivere con sufficiente serenità il "per sempre" della promessa matrimoniale. Infatti non ci viene naturale "stare" consapevolmente dentro al nostro presente. La vita frenetica dei nostri giorni ci strattona da mille parti, ci distrae fino al punto che viviamo come portati lontano dal nostro presente perché tutti proiettati nel futuro oppure legati e vincolati ad un passato da cui non riusciamo a liberarci. Eppure, la saggezza del vangelo ci invita a vivere momento per momento il nostro presente, a goderci quello che qui, ora, ci accade e ci capita, un po' alla volta. Un grande castello non si costruisce mattone per mattone? Se li prendiamo tutti insieme nessuno potrebbe reggere il peso di milioni di mattoni, ma se li afferriamo uno ad uno sicuramente ci risulterà facile a costruire il castello. Allo stesso modo la fedeltà al "per sempre" la si costruisce giorno dopo giorno!
Una favola antica racconta di un orologiaio saggio che stava aggiustando il pendolo di un vecchio orologio, quando d'un tratto, con sua grande sorpresa, lo sentì parlare. «Per favore, signore, mi lasci stare» supplicò il pendolo. «Mi farebbe questa gentilezza? Mi lasci rotto, così come sono! Pensi a quante volte dovrò battere le ore, notte e giorno. Tanti battiti al minuto, sessanta minuti all'ora, ventiquattro ore al giorno, trecentosessantacinque giorni all'anno. Anno dopo anno, milioni di colpi ... Non ce la farò mai». Ma quell'orologiaio gli diede una risposta molto saggia: «Non pensare al futuro. Batti un colpo volta per volta e te li godrai fino alla fine dei tuoi giorni». Fu proprio ciò che il pendolo decise di fare e ancora sta battendo felice il tempo. Così si costruisce l'impossibile fedeltà matrimoniale: giorno dopo giorno, ora dopo ora, minuto dopo minuto, cogliendo l'occasione nell' attimo presente, senza mai rimandare a domani le parole e i gesti dell'amore. Il "per sempre" non sarà mai insopportabile e noioso se lo si vive a fondo attimo dopo attimo; non diventerà mai un peso insostenibile se lo svincoliamo dai rancori del passato e dalla zavorra del risentimento che ci frena e ci appesantisce la vita; non sarà mai una delusione se ci liberiamo dall'illusione che domani ci sarà qualcosa di migliore. Ora, adesso, il tuo presente è il momento migliore: l'unico che ti è dato da vivere! Se lo gusti fino in fondo, non ti deluderà.
Fra Lorenzo R.
Vi è piaciuto? Scommetto di si. Allora perchè non andate a leggere tutto l'intervento completo da me postato il 26 settembre 2011????
Ciao.
Tanino
domenica 21 agosto 2011
martedì 16 agosto 2011
Signore, tu sei la Vita
Mi è capitato oggi di leggere una preghiera di una grande santa; la voglio condividere con voi:
Signore,
tu sei la vita che voglio vivere,
la luce che voglio riflettere,
il cammino che conduce al Padre,
l'amore che voglio amare,
la gioia che voglio condividere
e seminare attorno a me.
Gesù,
tu sei tutto per me,
senza Te non posso nulla.
Tu sei il Pane di vita che la Chiesa mi dà.
E' per te, in te, con te
che posso vivere.
(Madre Teresa di Calcutta)
domenica 7 agosto 2011
Una mano tesa sull'abisso del dubbio.
Ho trovato in internet, www.lachiesa.it, una bella omelia di Padre Ermes Ronchi in merito al Vangelo di oggi (Gesù che cammina sulle acque e Pietro Gli chiede di poterlo raggiungere).
Spero piaccia anche a voi. Ciao e alla prossima.
Una mano tesa sull'abisso del dubbio
Signore, se sei tu, comanda che io venga da te sulle acque. E sulla parola del Signore Pietro scende dentro la tempesta, senza riparo. Pietro domanda due cose: una giusta e una sbagliata. Chiede di andare verso il Signore, ed è la domanda assoluta, perfetta, quella di ogni credente: che io venga da te. Poi chiede di andarci camminando sulle acque, ed è la parte sbagliata. Tu andrai verso il Signore ma in tutt'altro modo. Tu lo incontrerai ma non nei miracoli.
Pietro seguirà il Signore, ma non più attratto dal suo camminare sulle acque, bensì dal suo camminare verso il calvario; andrà dietro a colui che sa far tacere non tanto il vento e il mare, ma tutto ciò che non è amore. Andrà dietro a colui che sa farsi prossimo sulla strada che va da Gerusalemme a Gerico, sulla polvere di ogni sentiero e non sul luccichio di acque miracolose.
E andò verso Gesù, dice il Vangelo. Pietro cammina sulle acque, perché guarda a Lui, non ha occhi che per quel volto. Poi, vedendo il grande vento ebbe paura: inizia ad affondare, perché guarda il vento, fissa le onde. Così noi, se guardiamo al Signore e alla sua parola, avanziamo anche nella tempesta; se guardiamo a noi stessi, ai nostri limiti, alle difficoltà, iniziamo la discesa nel buio.
Io ringrazio Pietro per questo suo umanissimo oscillare tra fede e dubbi, tra miracoli ed abissi, per questo suo grido: Signore, salvami. E capisco che qualsiasi mio dubbio può essere redento, anche da una sola invocazione, gridata di notte, nella tempesta o nella paura, gridata nel vento, come Pietro, gridata sulla croce, come il ladrone. Pietro mostra che il miracolo non serve alla fede, non la rafforza. Egli cammina sul lago come nessuno ha mai fatto e dubita. Vive un miracolo eppure la sua fede va in crisi: Signore, affondo!
Pietro dubita e affonda; affonda e crede: Signore, salvami!
Dubbio, fede, grido. Mi piace questo pescatore che ringrazio, uomo d'acqua e poi di roccia, per questo suo umanissimo oscillare tra fede grande, che sfida la tempesta, e fede piccola. Ed è proprio lì che Gesù ci raggiunge, al centro della nostra mancanza di fede. Ci raggiunge e non punta il dito contro i nostri dubbi, ma stende la mano per afferrarci. Nei giorni della fede piccola arriva la mano forte che Dio non ha mai cessato di tendere. E il grido di paura diventa abbraccio tra l'uomo e il suo Dio.
Spero piaccia anche a voi. Ciao e alla prossima.
Una mano tesa sull'abisso del dubbio
Signore, se sei tu, comanda che io venga da te sulle acque. E sulla parola del Signore Pietro scende dentro la tempesta, senza riparo. Pietro domanda due cose: una giusta e una sbagliata. Chiede di andare verso il Signore, ed è la domanda assoluta, perfetta, quella di ogni credente: che io venga da te. Poi chiede di andarci camminando sulle acque, ed è la parte sbagliata. Tu andrai verso il Signore ma in tutt'altro modo. Tu lo incontrerai ma non nei miracoli.
Pietro seguirà il Signore, ma non più attratto dal suo camminare sulle acque, bensì dal suo camminare verso il calvario; andrà dietro a colui che sa far tacere non tanto il vento e il mare, ma tutto ciò che non è amore. Andrà dietro a colui che sa farsi prossimo sulla strada che va da Gerusalemme a Gerico, sulla polvere di ogni sentiero e non sul luccichio di acque miracolose.
E andò verso Gesù, dice il Vangelo. Pietro cammina sulle acque, perché guarda a Lui, non ha occhi che per quel volto. Poi, vedendo il grande vento ebbe paura: inizia ad affondare, perché guarda il vento, fissa le onde. Così noi, se guardiamo al Signore e alla sua parola, avanziamo anche nella tempesta; se guardiamo a noi stessi, ai nostri limiti, alle difficoltà, iniziamo la discesa nel buio.
Io ringrazio Pietro per questo suo umanissimo oscillare tra fede e dubbi, tra miracoli ed abissi, per questo suo grido: Signore, salvami. E capisco che qualsiasi mio dubbio può essere redento, anche da una sola invocazione, gridata di notte, nella tempesta o nella paura, gridata nel vento, come Pietro, gridata sulla croce, come il ladrone. Pietro mostra che il miracolo non serve alla fede, non la rafforza. Egli cammina sul lago come nessuno ha mai fatto e dubita. Vive un miracolo eppure la sua fede va in crisi: Signore, affondo!
Pietro dubita e affonda; affonda e crede: Signore, salvami!
Dubbio, fede, grido. Mi piace questo pescatore che ringrazio, uomo d'acqua e poi di roccia, per questo suo umanissimo oscillare tra fede grande, che sfida la tempesta, e fede piccola. Ed è proprio lì che Gesù ci raggiunge, al centro della nostra mancanza di fede. Ci raggiunge e non punta il dito contro i nostri dubbi, ma stende la mano per afferrarci. Nei giorni della fede piccola arriva la mano forte che Dio non ha mai cessato di tendere. E il grido di paura diventa abbraccio tra l'uomo e il suo Dio.
venerdì 22 luglio 2011
Il barbiere e Dio.
Tempo fa, ho letto questo racconto. Non so chi sia l'autore ma so solo che mi è piaciuto; l'ho usato anche coi miei ragazzi e ragazze di catechismo durante un incontro. Voglio condividerlo anche con voi:
Un tizio si reca da un barbiere per farsi tagliare i capelli e radere la barba. Appena il barbiere comincia a lavorare, iniziano ad avere una buona conversazione. Parlano di tante cose e di vari argomenti. Quando alla fine toccano l'argomento Dio, il barbiere dice:”Io non credo che Dio esista”. “Perchè dice questo?”, chiede il cliente. “Beh, basta uscire per strada per rendersi conto che Dio non esiste. Mi dica, se Dio esistesse, ci sarebbero così tante persone malate? Ci sarebbero bambini abbandonati?Se Dio esistesse, non ci sarebbero più sofferenza nè dolore. Io non posso immaginare che un Dio amorevole permetta tutte queste cose.” Il cliente pensa per un momento, ma non replica perchè non vuole iniziare una discussione. Il barbiere finisce il suo lavoro ed il cliente lascia il negozio. Appena dopo aver lasciato il negozio del barbiere, vede un uomo in strada con dei capelli lunghi, annodati e sporchi e con la barba sfatta. Sembrava sporco e trasandato. Il cliente torna indietro ed entra di nuovo nel negozio del barbiere e gli dice: “La sa una cosa? I barbieri non esistono. “Come può dire ciò?”, chiede il barbiere sorpreso. “Io sono qui e sono un barbiere. Ed ho appena lavorato su di lei!”. “No!”, esclama il cliente. “I barbieri non esistono perchè se esistessero non ci sarebbero persone con lunghi capelli sporchi e barbe sfatte come quell'uomo là fuori”. Il barbiere replica:“Ma i barbieri ESISTONO! Questo è ciò che succede quando la gente non viene da me.” “Esattamente!”, afferma il cliente. “Questo è proprio il punto! Anche Dio ESISTE!
Questo è ciò che succede quando la gente non va da Lui a chiedere il Suo aiuto per essere più buona, più paziente, più solidale con il prossimo. Questo è il motivo per cui c'è tanto dolore e sofferenza nel mondo.”
Un tizio si reca da un barbiere per farsi tagliare i capelli e radere la barba. Appena il barbiere comincia a lavorare, iniziano ad avere una buona conversazione. Parlano di tante cose e di vari argomenti. Quando alla fine toccano l'argomento Dio, il barbiere dice:”Io non credo che Dio esista”. “Perchè dice questo?”, chiede il cliente. “Beh, basta uscire per strada per rendersi conto che Dio non esiste. Mi dica, se Dio esistesse, ci sarebbero così tante persone malate? Ci sarebbero bambini abbandonati?Se Dio esistesse, non ci sarebbero più sofferenza nè dolore. Io non posso immaginare che un Dio amorevole permetta tutte queste cose.” Il cliente pensa per un momento, ma non replica perchè non vuole iniziare una discussione. Il barbiere finisce il suo lavoro ed il cliente lascia il negozio. Appena dopo aver lasciato il negozio del barbiere, vede un uomo in strada con dei capelli lunghi, annodati e sporchi e con la barba sfatta. Sembrava sporco e trasandato. Il cliente torna indietro ed entra di nuovo nel negozio del barbiere e gli dice: “La sa una cosa? I barbieri non esistono. “Come può dire ciò?”, chiede il barbiere sorpreso. “Io sono qui e sono un barbiere. Ed ho appena lavorato su di lei!”. “No!”, esclama il cliente. “I barbieri non esistono perchè se esistessero non ci sarebbero persone con lunghi capelli sporchi e barbe sfatte come quell'uomo là fuori”. Il barbiere replica:“Ma i barbieri ESISTONO! Questo è ciò che succede quando la gente non viene da me.” “Esattamente!”, afferma il cliente. “Questo è proprio il punto! Anche Dio ESISTE!
Questo è ciò che succede quando la gente non va da Lui a chiedere il Suo aiuto per essere più buona, più paziente, più solidale con il prossimo. Questo è il motivo per cui c'è tanto dolore e sofferenza nel mondo.”
mercoledì 29 giugno 2011
Banca Etica...l'interesse più alto è quello di tutti.
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Ciao a tutti e ben trovati sul mio blog. Spero vi possiate trovare qualcosa di utile per la crescita interiore. Mi piace condividere con tutti voi le cose belle che mi capita di leggere in materia di fede...è un modo per crescere insieme.Se è la prima volta che entrate, vi suggerisco di leggere il mio primo post che si intitola: Saluto; è archiviato in agosto 2009.Se vi interessa un sussidio un po' diverso dal solito per prepararvi a ricevere il sacramento della Riconciliazione, andate sempre in agosto 2009.
BUONA NAVIGAZIONE.
"Dove non vedi amore, porta amore e troverai amore
(San Giovanni della Croce)
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Ora, che siete nel mio blog, vi consiglio di cliccare su "Banca Etica" nei miei links preferiti perché sono sicuro che, una volta entrati, la voglia di saperne di più cresce a tal punto che ...si sto proprio per dirlo e lo dico... sentirete il desiderio di farvi soci e di rimanere aggiornati sulla sua attività.
Non voglio dilungarmi per non togliere tempo alla vostra navigazione. Vi rendo solo partecipi della gioia che mi ha accompagnato in questi anni nel vederla nascere e crescere sempre più anche se non è facile "camminare controvento".
Allacciatevi le cinture e buon viaggio nel suo sito.
Ciao a tutti e ben trovati sul mio blog. Spero vi possiate trovare qualcosa di utile per la crescita interiore. Mi piace condividere con tutti voi le cose belle che mi capita di leggere in materia di fede...è un modo per crescere insieme.Se è la prima volta che entrate, vi suggerisco di leggere il mio primo post che si intitola: Saluto; è archiviato in agosto 2009.Se vi interessa un sussidio un po' diverso dal solito per prepararvi a ricevere il sacramento della Riconciliazione, andate sempre in agosto 2009.
BUONA NAVIGAZIONE.
"Dove non vedi amore, porta amore e troverai amore
(San Giovanni della Croce)
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Ora, che siete nel mio blog, vi consiglio di cliccare su "Banca Etica" nei miei links preferiti perché sono sicuro che, una volta entrati, la voglia di saperne di più cresce a tal punto che ...si sto proprio per dirlo e lo dico... sentirete il desiderio di farvi soci e di rimanere aggiornati sulla sua attività.
Non voglio dilungarmi per non togliere tempo alla vostra navigazione. Vi rendo solo partecipi della gioia che mi ha accompagnato in questi anni nel vederla nascere e crescere sempre più anche se non è facile "camminare controvento".
Allacciatevi le cinture e buon viaggio nel suo sito.
sabato 18 giugno 2011
Festa della SS. Trinità - Omelìa di don Roberto
Ogni settimana, nella mia casella di posta elettronica, ricevo l'omelia domenicale di don Roberto Seregni (vedi nei miei links preferiti). Quella di domani, Festa della Santissima Trinità, mi è piaciuta particolarmente e voglio condividerla con tutti quelli che visitano il mio blog.
Eccola:
DNA Trinitario
Dopo la grande festa della Pentecoste, ricreati e irrobustiti dal dono dello Spirito, siamo pronti a contemplare il mistero della Trinità.
In questi giorni mi è capitato di vedere su una rivista cristiana una preghiera dove si invocava l'intercessione di alcuni santi per placare l' "ira funesta di Dio". Vi confesso che ho controllato e ricontrollato più di una volta, ma sono arrivato ad un' amara costatazione: era davvero una rivista cristiana!
Ancora una volta mi sono convinto che il vero problema della fede non è credere o non credere, ma in quale Dio si crede!
Penso che ci sia una bella differenza tra credere in un Dio che aspetta le preghiere dei santi per placare la sua ira funesta e un Dio che ama talmente "tanto il mondo da dare suo Figlio unigenito" (v.16)!
Lo so: già diverse volte mi sono fermato a riflettere su questo tema, ma penso che l'esigenza di evangelizzare la nostra fede sia davvero una delle priorità della riflessione cristiana.
La festa della Trinità ci porta proprio a smascherare le false immagini di Dio che affollano la nostra fantasia religiosa, ci fa mettere in solaio quell'immagine vecchia e ammuffita di un Dio che assomiglia ad un vecchietto annoiato che siede sul suo trono maestoso e trama qualche infida sciagura per punire i nostri peccati.
Lubrificati dal dono dello Spirito, lasciamoci convertire al Dio Trinitario, al Dio dell'amore che Gesù ci ha rivelato. Dio non è un nobile solitario e schizzinoso o un vecchio orso burbero chiuso nella sua onnipotenza. Il Dio Trinità è amore, festa, incontro, relazione, amicizia, comunione, famiglia, danza...
Che bellezza, cari amici! Che gioia poter credere e sperare in un Dio così!
Questa rivelazione del mistero trinitario non ci porta solo ad una conversione del nostro modo di guardare a Dio, ma anche alla conversione del modo di guardare a noi stessi. Il libro della Genesi dice che l'uomo è creato a immagine e somiglianza di Dio, cioè dentro di noi c'è un DNA trinitario! Anche noi siamo fatti per la relazione, l'amore, la comunione, la fraternità.
Festeggiare la Trinità significa riscoprire quali sono le scelte e le priorità che rendono veramente bella e sana la nostra vita. Proviamo a chiedercelo con un po' di onestà: quali sono le priorità fondamentali su cui sto costruendo la mia vita? Nelle mie scelte famigliari e professionali dove si vede il mio DNA trinitario? Con quale stile gestisco le relazioni che quotidianamente sono chiamato a vivere? Quanto tempo regalo alle persone che mi vogliono bene e quanto ne investo per costruire relazioni sane e positive?
Prima di rispondere facciamo un bel respiro e invochiamo lo Spirito Santo, perché ci aiuti a scavarci nel cuore e a dirci la verità.
don Robi
robertoseregni@libero.it
Bella eh? Buona meditazione a me e a voi.
Ciao.
Eccola:
DNA Trinitario
Dopo la grande festa della Pentecoste, ricreati e irrobustiti dal dono dello Spirito, siamo pronti a contemplare il mistero della Trinità.
In questi giorni mi è capitato di vedere su una rivista cristiana una preghiera dove si invocava l'intercessione di alcuni santi per placare l' "ira funesta di Dio". Vi confesso che ho controllato e ricontrollato più di una volta, ma sono arrivato ad un' amara costatazione: era davvero una rivista cristiana!
Ancora una volta mi sono convinto che il vero problema della fede non è credere o non credere, ma in quale Dio si crede!
Penso che ci sia una bella differenza tra credere in un Dio che aspetta le preghiere dei santi per placare la sua ira funesta e un Dio che ama talmente "tanto il mondo da dare suo Figlio unigenito" (v.16)!
Lo so: già diverse volte mi sono fermato a riflettere su questo tema, ma penso che l'esigenza di evangelizzare la nostra fede sia davvero una delle priorità della riflessione cristiana.
La festa della Trinità ci porta proprio a smascherare le false immagini di Dio che affollano la nostra fantasia religiosa, ci fa mettere in solaio quell'immagine vecchia e ammuffita di un Dio che assomiglia ad un vecchietto annoiato che siede sul suo trono maestoso e trama qualche infida sciagura per punire i nostri peccati.
Lubrificati dal dono dello Spirito, lasciamoci convertire al Dio Trinitario, al Dio dell'amore che Gesù ci ha rivelato. Dio non è un nobile solitario e schizzinoso o un vecchio orso burbero chiuso nella sua onnipotenza. Il Dio Trinità è amore, festa, incontro, relazione, amicizia, comunione, famiglia, danza...
Che bellezza, cari amici! Che gioia poter credere e sperare in un Dio così!
Questa rivelazione del mistero trinitario non ci porta solo ad una conversione del nostro modo di guardare a Dio, ma anche alla conversione del modo di guardare a noi stessi. Il libro della Genesi dice che l'uomo è creato a immagine e somiglianza di Dio, cioè dentro di noi c'è un DNA trinitario! Anche noi siamo fatti per la relazione, l'amore, la comunione, la fraternità.
Festeggiare la Trinità significa riscoprire quali sono le scelte e le priorità che rendono veramente bella e sana la nostra vita. Proviamo a chiedercelo con un po' di onestà: quali sono le priorità fondamentali su cui sto costruendo la mia vita? Nelle mie scelte famigliari e professionali dove si vede il mio DNA trinitario? Con quale stile gestisco le relazioni che quotidianamente sono chiamato a vivere? Quanto tempo regalo alle persone che mi vogliono bene e quanto ne investo per costruire relazioni sane e positive?
Prima di rispondere facciamo un bel respiro e invochiamo lo Spirito Santo, perché ci aiuti a scavarci nel cuore e a dirci la verità.
don Robi
robertoseregni@libero.it
Bella eh? Buona meditazione a me e a voi.
Ciao.
lunedì 21 marzo 2011
La bontà
Dopo il post sulla Quaresima, eccone uno che riporta una composizione di Madre Teresa di Calcutta sulla bontà:
La bontà
Non permettere mai
che qualcuno
venga a te
e vada via senza essere
migliore e più contento.
Sìi l'espressione
della bontà di Dio
Bontà sul tuo volto
e nei tuoi occhi,
bontà nel tuo sorriso
e nel tuo saluto.
Ai bambini, ai poveri
a tutti coloro che soffrono
nella carne e nello spirito
offri sempre un sorriso gioioso
Dai a loro
non solo le tue cure
ma anche il tuo cuore.
Madre Teresa di Calcutta
La bontà
Non permettere mai
che qualcuno
venga a te
e vada via senza essere
migliore e più contento.
Sìi l'espressione
della bontà di Dio
Bontà sul tuo volto
e nei tuoi occhi,
bontà nel tuo sorriso
e nel tuo saluto.
Ai bambini, ai poveri
a tutti coloro che soffrono
nella carne e nello spirito
offri sempre un sorriso gioioso
Dai a loro
non solo le tue cure
ma anche il tuo cuore.
Madre Teresa di Calcutta
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