domenica 29 settembre 2013

Gemelli e vita ultraterrena.

ciao a tutti, ieri sera mia moglie ha partecipato ad una riunione per genitori. Il nostro parroco ha letto la storiella sotto riportata. Spero vi piaccia. ciao.
Tanino



Gemelli e vita ultraterrena

Nel ventre di una donna incinta si trovavano due bebè.

Uno di loro chiese all'altro:

- Tu credi nella vita dopo il parto? ...

- Certo. Qualcosa deve esserci dopo il parto.

Forse siamo qui per prepararci per quello che saremo più tardi.

- Sciocchezze! Non c'è una vita dopo il parto. Come sarebbe quella vita?

- Non lo so, ma sicuramente... ci sarà più luce che qua.

Magari cammineremo con le nostre gambe e ci ciberemo dalla bocca.

- Ma è assurdo! Camminare è impossibile. E mangiare dalla bocca? Ridicolo!

Il cordone ombelicale è la via d'alimentazione .

Ti dico una cosa: la vita dopo il parto è da escludere.

Il cordone ombelicale è troppo corto.

- Invece io credo che debba esserci qualcosa.

E forse sarà diverso da quello cui siamo abituati ad avere qui.

- Però nessuno è tornato dall'aldilà, dopo il parto.

Il parto è la fine della vita.

E in fin dei conti,la vita non è altro che un'angosciante esistenza

nel  buio che ci porta al nulla.

- Beh, io non so esattamente come sarà dopo il parto,

ma sicuramente vedremmo la mamma e lei si prenderà cura di noi.

- Mamma? Tu credi nella mamma? E dove credi che sia lei ora?

- Dove? Tutta intorno a noi! E' in lei e grazie a lei che viviamo.

Senza di lei tutto questo mondo non esisterebbe.

- Eppure io non ci credo! Non ho mai visto la mamma,

per cui, è logico che non esista.

- Ok, ma a volte, quando siamo in silenzio, si riesce a sentirla

o percepire come accarezza il nostro mondo.

Sai? ... Io penso che ci sia una vita reale che ci aspetta

e che ora stiamo semplicemente preparandoci per essa..."

venerdì 6 settembre 2013

Mai più la guerra! Mai più la guerra! (Papa Francesco)

Mai più la guerra! Mai più la guerra!
La pace è un dono troppo prezioso, che deve essere promosso e tutelato. (Papa Francesco)

Ho ricevuto la seguente e-mail dalla Fraternità del Sermig che ospito volentieri sul mio blog. Le parole del Papa non lasciano dubbi...la pace deve essere un importantissimo obbiettivo di ogni essere umano.
Ecco il testo; e se poi dessimo un'occhiata al sito del Sermig?
Buona meditazione a tutti noi

Cari amici
sabato 7 settembre alle ore 20,30 presso l'Arsenale della Pace si terrà la veglia diocesana di preghiera e di digiuno per la pace in Siria con la presenza del nostro Vescovo, Monsignor Cesare Nosiglia.
Sono invitati donne e uomini di buona volontà e credenti di ogni confessione per dire con il Papa: "Mai più guerra”.
Per saperne di più, clicca qui.


"Mi copri gli occhi perché ho paura della guerra?". 
È la frase che ci ha detto ieri una bambina di 5 anni guardando il telegiornale. Da più di due anni i bambini della Siria stanno dicendo la stessa cosa senza trovare nessuno che ascolti il loro dramma.
   
Un milione di bambini sono dovuti scappare dalla casa in cui abitavano e dalla terra in cui erano nati. Oltre a tutti quelli saliti in cielo e tutti quelli rimasti a vivere in un posto diventato un inferno. La risposta alla loro paura non possono essere altre bombe, altra morte, altra distruzione, altra paura.
   
Le armi uccidono quattro volte. Utilizzano soldi che potrebbero essere investiti in sviluppo, sanità, istruzione, ricerca. Assorbono l'intelligenza di scienziati ed ingegneri che impiegata altrimenti potrebbe guarire malattie incurabili e risolvere tanti problemi del mondo. Uccidono la terza volta perché quando sparano non scherzano. Infine seminano vendetta.
   
La risposta che aspettano un milione di bambini è un'altra. Tornare a casa. Andare a scuola. Fare i bambini. Giocare e sorridere. Aspettano qualcuno che si prenda cura di loro, qualcuno che restituisca loro il presente perché possano avere anche un futuro.
Quando saranno grandi diventeranno uomini e donne pieni di voglia di vendicarsi di chi gli ha rubato l'infanzia e distrutto tutto quello che avevano. L'odio, il terrore, la morte, la distruzione, la paura che hanno attorno sta crescendo anche dentro di loro.
   
È urgente che le Nazioni Unite diventino realmente e finalmente il posto dove vengono affrontati e risolti i problemi del mondo, con la promozione dell'istruzione, dello sviluppo e della giustizia per prevenire ogni nuova guerra. .



Grazie per la vostra attenzione.
 
 
La Fraternità del Sermig
   
   
 Sermig
 Piazza Borgo Dora 61
 10152 Torino
 Tel. 011-4368566
 Fax 011-5215571
  Sito: www.sermig.org
  Email: sermig@sermig.org

lunedì 2 settembre 2013

Anche noi come lui.

"Anche noi come lui"
Ho scritto una preghiera sui poveri e su noi, cliccate e vi comparirà il file.CLICCA
alla prossima.ciao.
Tanino

mercoledì 28 agosto 2013

La Pace (Don Luigi Di Liegro)

Oggi, durante una visita in chiesa, ho trovato sul retro di una rivista religiosa la seguente frase di don Luigi Di Liegro. Mi è piaciuta a tal punto da condividerla con voi sul mio blog. Cercherò di ricordarla e, soprattutto, interiorizzarla. Eccola: 

 La Pace è una verità che "si sta facendo" e che richiede la nostra fede, la nostra sofferenza, tutto il nostro coraggio.  

Buona meditazione e...viva  la Pace!

lunedì 27 agosto 2012

Gesù è ancora morto?...Convertirsi alla gioia.


Per gentile concessione dell'Autore,  Paolo Curtaz, desidero condividere con tutti voi alcune pagine del suo libro: "L'ultimo si"; Edizioni San Paolo.
Buona meditazione.
Tanino
*********
Gesù è ancora morto?

Risorto, Gesù è vivo, quindi le donne sprecano il loro tempo nel cercare Gesù per imbalsamarlo.
Meditare la passione può davvero suscitare la fede. La meditazione sull'amore che ne emerge, sul volto di un Dio che muore per amore, ha convertito più di un cuore.
Ma,ahimè, non è questa la sola ragione della nostra devozione al crocifisso.
Amiamo il crocifisso, ne siamo coinvolti, turbati, perche tutti abbiamo una ragione per essere tristi, tutti abbiamo una sofferenza da condividere. Ma condividere la gioia è un altro paio di maniche!
Quando incontro qualcuno per strada e mi chiede "Come va?", se dico: "Non molto bene, ho avuto una brutta influenza, sono stato dieci giorni a letto", abitualmente suscito una risposta empatica:
"Anche a me è successo! Sapessi!...". Se invece rispondo "Benissimo, è un periodo fantastico", ricevo come risposta un affrettato sorriso.
E' più difficile gioire per la gioia di un altro, che soffrire per la sua sofferenza.
Perciò, molte volte, la nostra devozione al crocifisso è in realtà, una devozione alla nostra sofferenza proiettata su Dio.
Non voglio banalizzare, amico malato. Quanti sono inchiodati all' altare del dolore sentono davvero di partecipare, come il Cireneo, alla via Crucis del Maestro.
No, fratello, perdonami, non parlo di te, rispetto il tuo dolore.
Parlo di tutti noi, di tutti gli altri, di tutti coloro che si ostinano a cercare un crocifisso, non un Risorto!
Se cerchiamo Gesù morto, amici, sbagliamo indirizzo clamorosamente.
Mi chiedo se l'assenza di Dio, che troppe volte lamentiamo, non sia legata al fatto che cerchiamo un Dio morto e non un vivente. Ci rivolgiamo a Dio, nella stragrande maggioranza delle volte, in caso di necessità dolorosa. Quasi mai ascolto come preghiera un: "Senti Dio, mi sono proprio innamorato e vedo tutto rosa e fucsia; sono pieno di gioia per il mio bambino che sta nascendo; oggi mi sento finalmente bene, vuoi gioire con me?".
Troppo spesso il Gesù in cui crediamo è morto, e noi pensiamo di fargli un piacere portandogli ancora degli unguenti per imbalsamarlo!
Gesù e morto quando lo teniamo fuori dalla nostra vita, morto se resta chiuso nei tabernacoli delle chiese senza uscire in strada con noi, morto se la sua Parola non spacca il mare di ghiaccio che soffoca il nostro cuore. Morto e sepolto quando la nostra diventa una religione senza fede, un quieto appartenere alla cultura cristiana senza che il fuoco della Sua presenza contagi la nostra e l'altrui vita; morto se la fede non cambia la nostra economia, la nostra politica; morto quando ci arrocchiamo nelle nostre posizioni di "cattolici" scordando il nostro essere uomini.
Morto, amici, morto.
No, Gesù non è morto. E' vivo. Non rianimato, non vivo nel nostro pensiero, no, veramente risuscitato e presente, che ci crediamo o no, che ce ne accorgiamo o no.
Da questa consapevolezza nasce la gioia cristiana.

La conversione alla gioia

La conversione al Risorto è difficile, difficilissima. Occorre allontanarsi dal proprio dolore.
Condividere la gioia cristiana significa superare il dolore che ci rende tristi. Non c'è che un modo per superare il dolore: non amarlo, non affezionarvisi. La gioia cristiana è una tristezza superata.
Ma resistenze, dubbi, mancanza di fede pesano sul nostro cuore.
Un' esperienza dolorosa nell'infanzia, una serie di eventi che ci hanno deluso possono davvero impedirci di entrare nella gioia cristiana, che non è un'emozione, ma una scelta consapevole.
Le donne, tornate dagli apostoli, non sono credute, e le loro parole "parvero loro come un vaneggiamento"!
Siamo in buona compagnia, allora, se anche gli apostoli hanno dovuto convertirsi alla gioia!
Leggeremo, nei prossimi capitoli, la fatica immensa fatta dagli
undici per staccarsi definitivamente dal loro dolore e dalla tragica
esperienza della croce e del loro fallimento... E pensare che, per loro, Gesù si farà vedere e li incoraggerà continuamente! Se hanno tribolato loro, così avvantaggiati...
Animo, cercatori di Dio, la più difficile conversione (dopo quella dal Dio che abbiamo nella testa al Dio di Gesù), è proprio quella da una visione crocifissa della fede ad una risorta!
Gli apostoli dubitano; solo Pietro va a verificare: guarda, stupito, e torna a casa meravigliato. Il verbo usato indica insieme stupore e domanda E’già qualcosa, ma non è ancora fede: non bastano un sepolcro vuoto e le bende per suscitare la fede. Occorre un'esperienza personale del Risorto. E Pietro ne sa qualcosa...

(Convertirsi alla gioia, San Paolo 2006)

Il giorno dopo il sabato

Il giorno dopo il sabato, le donne, svegliatesi di buon mattino, sono andate al sepolcro per finire il lavoro di pulitura del cadavere di Gesù, preoccupate per la pietra posta a sigillo della tomba.
Il giorno dopo il sabato, gli apostoli, dopo una notte passata a vagare nei pressi della città, si sono radunati al Cenacolo, pieni di dolore e di vergogna, di sensi di colpa e di paura.
Il giorno dopo il sabato, Caifa e Anna si sono visti per commentare la buona riuscita della festa e la gran mole di pellegrini giunti da tutto l'impero, e a immaginare una nuova organizzazione per l'acquisto del bestiame da offrire in olocausto. Poi hanno parlato di Gesù e hanno deciso di chiedere a Pilato un picchetto che sorvegliasse la sua tomba, ma Pilato, fattosi forte, si è rifiutato. Il giorno dopo il sabato, Pilato, rilassato dopo la tensione di quei giorni, e rientrato a Cesarea, scortato da un buon numero di soldati, felice della calma con cui si è svolta la festa di pasqua e della vittoria sull'arroganza del Sinedrio, che si è professato devoto all' impero. Il giorno dopo il sabato, i farisei si sono ritrovati, come ogni giorno, per ascoltare le parole di un Rabbì, e nessuno ha parlato del Nazareno. Qualcuno, però, ha notato l'assenza di Nicodemo.
Il giorno dopo il sabato, mentre i mercanti esponevano le loro mercanzie davanti alle loro botteghe, qualcuno ha visto due donne che correvano trafelate (atteggiamento sconveniente per una donna!), in direzione della collina di Sion.
Il giorno dopo il sabato, qualcuno ha detto che Yeshua bar Yosef, il Nazoreo, profeta dalla Galilea, ucciso per bestemmia alla vigilia della festa di Pesah, è risorto da morte, e molti testimoniano di averlo incontrato.
Il giorno dopo il sabato, da allora, ricorda la sua risurrezione, e i discepoli l'hanno chiamato domenica, giorno del Signore Gesù. In quel giorno i discepoli si radunano per ascoltare la Parola e spezzare il pane.
Il giorno dopo il sabato è cominciato tutto.

(tratto da: “L’ultimo si” di Paolo Curtaz, Edizioni San Paolo da pagina 327 a 331)



domenica 18 dicembre 2011

Per essere con noi...sempre.

Ciao a tutti, ieri sera ho composto la preghiera che ho già annunciato nel mio precedente post dal titolo "Davanti al Presepio." Essa costituirà per me in questi giorni un aiuto alla meditazione in preparazione al Santo Natale. Il mistero di un Dio che ci raggiunge in ogni situazione, soprattutto se difficile, per essere con noi...sempre.

PER ESSERE CON NOI…SEMPRE!

Caro Gesù, il Natale ci ricorda che tu sei nato
e questo per noi è motivo di festa.
Tutti gli anni ti vediamo nel Presepio
ma spesso fatichiamo a sentirti
nella nostra vita di ogni giorno.
Sei venuto in mezzo a noi per vivere con noi,
per scrivere nel libro della storia la Tua esperienza
insieme con la nostra.
Grazie o Gesù di essere nato,
di essere venuto in mezzo a noi
per essere con noi sempre,
soprattutto nei momenti
in cuisentiamo e sperimentiamo tutta la nostra fragilità.
Ci sentiamo deboli quando pensiamo alla morte;
ma Tu l’hai attraversata affinché essa
non abbia su di noi altro potere
se non quello di gettarci tra le Tue braccia.
Ci sentiamo fragili guardando alla sofferenza;
ma Tu o Signore hai sofferto per condividere con noi la nostra.
Ci sentiamo particolarmente vulnerabili nel peccato;
ma Tu ti sei messo in fila con noi al Giordano,
ti sei autoinvitato a casa nostra,
ci hai cercato in ogni dove
affinché, nel peccato, facessimo esperienza
non del Tuo implacabile giudizio
ma dell’infinita dolcezza del Tuo Perdono.
O Buon Gesù, abbiamo paura della solitudine;
ma anche in questa sei con noi.
Chissà quante volte l’avrai provata
nei momenti in cui ti sentivi incompreso.
Se mai un giorno, Dio non voglia,
dovessimo avere a che fare con la disperazione,
ebbene, anche lì ti troveremmo
avendola tu provata sulla Croce
e potrebbe capitare anche a noi un giorno
di ripetere le Tue parole: “ Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”
ma leggendo l’esperienza dei Discepoli di Emmaus
capiamo che sulla strada della disperazione e dello sconforto
ci sei sempre Tu pronto a camminare con noi
per far tornare nel nostro cuore la speranza e con essa una nuova gioia.
Grazie Gesù di essere nel Presepio,
Grazie Gesù di essere nato,
Grazie Gesù di essere con noi…sempre.

Tanino

Ciao e alla prossima. Buona meditazione a tutti e, con l'occasione, sono felice di porgervi i miei più sentiti auguri di un sereno Natale e un nuovo anno ricco di cose belle per tutti...in questo momento, ce n'è proprio bisogno.

domenica 20 novembre 2011

Lo stile educativo di Gesù Maestro e la Preghiera dell'Educatore

Oggi ho trovato in fondo alla chiesa un opuscolo con degli avvisi parrocchiali. Leggendolo tutto, mi è venuto spontaneo farvi parte di un articolo sullo stile educativo di Gesù nonchè di una preghiera dell'Educatore in esso scritti. Ad essere sincero, avrei modificato volentieri alcuni punti della preghiera ma non l'ho fatto per rispettare l'intenzione di chi l'ha composta. Sull'opuscolo non sono citati gli autori né dell'articolo né della preghiera.

Lo stile educativo di Gesù Maestro

... prima che con le parole Egli offre il suo ESEMPIO DI VITA
... non ha mai ritenuto qualcuno ESCLUSO o PERSO dalla via che conduce alla felicità ... il suo SEGRETO è la RELAZIONE, il sapersi mettere nei panni degli altri, per capirli nel profondo
... ha sempre saputo RICOMINCIARE dopo ogni difficoltà e fallimento
... ha puntato tutto sull'AMORE e sul PERDONO, come iniezioni di fiducia e accoglienza
... non ha fatto TUTTO DA SOLO, ma si affidava al Padre Celeste, donando a tutti non delle cose
materiali, ma il Suo Spirito d'Amore
... ha agito SENZA SECONDI FINI, non trattenendo nulla per sè, cercando e volendo il vero bene
per ogni persona, mettendosi al suo servizio
.... per questo chi incontra Gesù, diventa lui stesso PIU' UOMO
... e sa ACCOMPAGNARE gli altri, affinché si aprano al Mistero di Dio


Preghiera dell’Educatore

Signore, tu sei la giovinezza dell'umanità perché Tu sei l'amore vero,
il Dono senza interessi,
l'Altruismo libero e liberante.
Aiutami a trasmettere la Tua giovinezza con l'esempio della mia vita.
Assistimi con la tua luce, perché i ragazzi che la comunità mi ha affidato, trovino
in me un testimone credibile del Vangelo. Toccami il cuore e rendi trasparente la vita, perché le parole, quando veicolano la tua, non suonino false sulle mie labbra.
Concedimi la gioia di lavorare in comunione, e inondami di tristezza ogni volta che, isolandomi dagli altri,
pretendo di fare la mia corsa da solo.
Ho paura, Signore, della mia povertà. Regalami, perciò, il conforto di veder crescere i miei ragazzi nella conoscenza e nel servizio di Te.
Fammi silenzio per udirli.
Fammi ombra per seguirli.
Fammi sosta per attenderli.
Fammi vento per scuoterli.
Fammi soglia per accoglierli.
Infondi in me una grande passione
per la Verità e se l'azione
inaridirà la mia vita,
riconducimi sulla montagna del silenzio, perché impari a custodire ogni ragazzo come perla preziosa,
che Tu stesso hai affidato alle mie cure.
Amen